Audiweb modifica la nota informativa sui dati sensibili

Audiweb, la società che raccoglie e pubblica i dati relativi all’audience web in Italia, cambia la nota tecnica sul funzionamento della nuova metodologia di rilevazione, e ammette l’utilizzo di dati personali. Questo mentre l’istruttoria di AgCom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, deve ancora valutare la liceità e la pertinenza della nuova metodologia proposta da Audiweb con la collaborazione del fornitore tecnico Nielsen, che si avvale di Facebook come misuratore ultimo.

Nella nuova nota informativa, pubblicata ad agosto, si ammette quindi l’utilizzo di dati personali. In particolare, il consorzio ha modificato il testo in cui si affermava che ”tutte le informazioni che passano attraverso i data provider, ad esempio Facebook, vengono anonimizzate”.

L’informazione giornalistica sul web viene consegnata a Facebook

In precedenza, la nota informativa dichiarava che i dati a livello individuale non venissero per alcun motivo condivisi con i data provider, e nessuna informazione personale doveva essere conservata nella piattaforma, né utilizzata in alcun modo nella misurazione.

Un’eliminazione non da poco, se si considera che tutta l’informazione giornalistica digitale già dal primo giugno viene consegnata ogni giorno ai server americani di Facebook. Pagine viste, tempo speso, utenti unici attivi, stream views: tutto riversato e schedato negli archivi di Facebook, riporta Adnkronos.

Tale operazione di redirect, afferma Audioweb, è tecnicamente indispensabile a rendere il Data Provider in grado di attribuire età e genere agli utenti e, dunque, per l’attività di rilevazione dell’audience relativa alla metodologia Audiweb 2.0.

La legge sulla privacy viene rispettata?

Se i dati non sono completamente anonimi possono sorgere problemi di rispetto della legge sulla privacy. “Il punto è proprio questo – spiega Adnkronos Lapo Curini Galletti, ex consulente dell’autorità per la privacy – se qualcuno nella catena può sapere di chi stiamo parlando, chi è il soggetto e ha i dati in chiaro, allora tutti gli altri soggetti della catena, indipendentemente dal fatto se loro possano o non possano risalire in autonomia al soggetto, comunque devono rispettare la normativa privacy in toto come se lo sapessero”.

Ma nessun editore, in questo momento, nei disclaimer relativi alla privacy, sembra indicare correttamente ai propri lettori che i loro dati vengono trasmessi quotidianamente a Facebook.

In gioco gli investimenti pubblicitari

E se è vero che secondo Audiweb il sistema ‘̀impedisce al server di Facebook di identificare la Url effettiva navigata dall’utente che ha generato il redirect, è anche vero che Nielsen cripta i dati nel passaggio, ma sia Nielsen sia Facebook possiedono entrambi l’algoritmo di criptaggio. Particolare non da poco, se si guarda agli introiti pubblicitari legati a internet. Facebook (che insieme a Google raccoglie il 71% della pubblicità online totale del mercato italiano e oltre l’80% di quella pianificata su device mobili) fornisce al mercato i dati su cosa fanno gli italiani sul web. E quindi chi ha più audience. Ed è Facebook in sostanza a suggerire dove devono andare gli investimenti pubblicitari di quel che resta del mercato.