Maternità agile, mamme al lavoro fino al nono mese

La maternità diventa agile, e le donne in attesa lavoreranno fino al nono mese di gravidanza. Questo è quanto prevede la manovra relativa al congedo per le neomamme lavoratrici. In particolare, si tratta di uno degli emendamenti approvati in commissione Bilancio alla Camera, che ha concluso i lavori e dato mandato ai relatori di riferire in Aula su un maxiemendamento. Il nuovo schema, ribattezzato maternità agile, viene proposto in alternativa allo schema tradizionale (maternità flessibile), che impone la sospensione dall’attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei 3 successivi, o 1 mese prima e nei 4 successivi.

Lavorare fino al momento del parto non è obbligatorio

La manovra cambia quindi le regole del congedo parentale. O meglio, ne amplia il ventaglio delle possibilità. Restano in piedi le misure precedenti, ma viene data alla mamma in attesa l’opportunità di rimanere al lavoro fino al nono mese con la specifica autorizzazione del proprio ginecologo o di un medico esperto di sicurezza sul lavoro. Previa autorizzazione del medico, quindi, le future mamme che lo vorranno potranno lavorare fino al nono mese, e far slittare i cinque mesi di congedo obbligatorio a dopo la nascita del bebé.

Con l’emendamento si riconosce infatti “alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso”. In ogni caso la scelta deve essere tutelata dal punto di vista medico.

Un giorno in più il congedo papà

La nuova misura però non piace a tutti. Come ad esempio a Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale, secondo la quale la proposta “mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate, che in Italia, purtroppo, sono sempre più numerose e rischierebbero così di trovarsi di fronte a veri e propri ricatti del datore di lavoro”. La Cgil chiede quindi di eliminare la norma in Senato.

Accanto alla questa modifica è stato anche approvato un emendamento che prevede l’aumento del congedo di paternità obbligatorio che passa da 4 a 5 giorni. Ed è stata prorogata anche la possibilità di astenersi dal lavoro un ulteriore giorno in sostituzione della madre, riporta Il Giornale.

Priorità alle categorie più deboli per il lavoro agile

Tra gli altri emendamenti a favore della famiglia anche quello che chiede di privilegiare categorie più deboli nella scelta dell’affidamento del lavoro agile, ovvero quelle prestazioni che non richiedono particolari vincoli di orario o di luogo. Insomma il part-time flessibile e il lavoro da casa.

Nell’emendamento si prevede che datori di lavoro pubblici e privati debbano riconoscere “priorità alle richieste formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità” o “ai lavoratori con figli in condizioni di disabilità”.